6 anni, amore mio....quanti anni vero? anni a volte difficili, a volte colmi di lacrime, a volte pieni di rabbia e di impotenza totale verso ciò che ci ha fermato, distrutti, tolto il respiro. Ma oggi...stamattina amore, mi sono svegliata, ti ho fatto gli auguri, mi sono accocolata a te e abbiamo fatto l'amore e poi ho guardato i nostri figli...e il cuore ha fatto un salto in gola, le lacrime si sono fermate a metà strada...e vorrei solo dirti quanto sono felice..vorrei solo dirti che la mia vita non sarebbe la stessa se tu non ci fossi e se tu non fossi stato sempre al mio fianco, sempre attaccato ai miei sogni..ai nostri sogni...la vita, la mia non sarebbe la stessa se non potessi riflettermi nei tuoi occhi e negli occhi di quei due bambini che abbiamo cercato e che ci siamo andati a prendere con tutta la forza che ci rimaneva. ti amo, sempre e per sempre.
L'immagine peggiore
di CURZIO MALTESE
I bookmakers in questi casi non accettano scommesse. Da mesi, in previsione dell'evento storico dell'altra notte, si aspettava la prima gaffe di Silvio Berlusconi sul colore della pelle del nuovo presidente americano. Il Cavaliere non delude mai le peggiori aspettative e la battuta è arrivata. L'unica sorpresa è la tempistica. Ad appena ventiquattr'ore dall'elezione il premier se n'è uscito con la storia di Obama "abbronzato". Non è la solita cafonata alla quale ci ha abituato e ci siamo ormai rassegnati da lustri. È una definizione grondante di razzismo.
Il peggior razzismo, quello semi inconsapevole e quindi assai autoindulgente che dilaga in Italia, fra la preoccupazione del resto del mondo. Una malattia sociale che un governo responsabile dovrebbe combattere, invece di sguazzarci con gusto.
Scontata la gaffe, ovvia la reazione. In simili frangenti Berlusconi adotta due reazioni standard. La prima: non l'ho mai detto. È la più assurda, ma paradossalmente efficace (in Italia). Come fai a discutere con uno che nega se stesso? La seconda è: l'ho detto ma non avete capito.
Stavolta ha usato questa. "Abbronzato era un complimento, una carineria" ha spiegato ai soliti cronisti bolscevichi. "E se non lo capite, allora andate a fare...". Sommando così carineria a carineria.
S'intende che "andare a fare" è detto con affetto. Con eguale affetto i giornalisti potrebbero ricambiare l'invito, ma probabilmente le giustificazioni valgono solo dall'alto verso il basso.
Non stiamo a farla lunga. Non si tratta solo di vergogna. Chi ne ha ancora la forza? È piuttosto la disperazione di essere ogni volta precipitati in questo indegno pollaio. Gli elettori americani in un giorno hanno cambiato la storia del mondo. L'avvento del figlio di un africano alla Casa Bianca sta spingendo miliardi di persone, pur nel mezzo di una crisi spaventosa, a interrogarsi sui valori profondi della democrazia, la più straordinaria conquista dell'umanità, in fondo a un cammino secolare di sangue e intolleranza. E il contributo dell'Italia berlusconiana a questo grandioso dibattito qual è? Questa miserabile trovata, volgare e razzista, senza neppure il coraggio dell'assunzione di responsabilità o la dignità di porgere le scuse.
Non bastava la sortita a caldo del ministro Gasparri, il quale, confondendo le proprie ossessioni di ex fanatico fascista con la competenza internazionale, aveva commentato "sarà contento Bin Laden". Ci voleva pure lo strazio supplementare della "battuta" di Berlusconi, che ha ormai girato il mondo, con danno enorme per il Paese. In pochi minuti infatti la rete ha deluso la speranza residua, che non lo prendessero sul serio, come altre volte. Come siamo abituati a fare qui, rassegnati a non scandalizzarci per lo scandalo, a non chiamare fascismo il fascismo, razzismo il razzismo.
C'era stata la rincorsa provinciale ad appropriarsi di Obama. Tutti si proclamano o cercano l'Obama italiano, a destra e a sinistra. Quando in Italia un Barack Obama non avrebbe neppure il diritto di voto. I figli d'immigrati, 440 mila fra nati e cresciuti qui, non sono considerati cittadini italiani, per via del medievale ius sanguinis. Lo ricordiamo nell'ipotesi, piuttosto remota, in cui fra le centinaia di obamisti dell'ultima ora si trovasse un politico serio. Ecco l'occasione per proporre finalmente una legge civile in materia d'immigrazione.
A cominciare dal presidente del Consiglio, i cui molti cantori hanno illustrato nei giorni scorsi alle masse ammirate le straordinarie analogie fra Berlusconi e Obama. Come non scorgere, del resto, l'assoluta comunanza delle due parabole. Il figlio di un pastore kenyano che arriva alla Casa Bianca a soli 47 anni e promette di cambiare il mondo. E l'uomo più ricco d'Italia che a 72 anni, con il solo aiuto del novanta per cento dei media da lui controllati, torna a Palazzo Chigi, dopo aver cambiato i capelli. È naturale che Berlusconi abbia adottato Obama, ripromettendosi di dargli presto "buoni consigli". Incrociamo le dita perché non avvenga, nell'interesse stesso del premier. Non si sa come la Casa Bianca potrebbe reagire a una frase del tipo: "Vieni, abbronzato, che ti spiego come non farsi processare".
Che fare? Vergognarsi per loro, ridere, piangere. Fingiamo pure che tutto sia normale. Però quanto stringe il cuore ascoltare il nobile discorso dello sconfitto McCain: "Il popolo ha scelto. Ho avuto l'onore di salutare il nuovo presidente degli Stati Uniti. È una giornata storica". Non si potrebbe avere un giorno un conservatore come questo a capo della destra italiana, anche di seconda mano?
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faith70 alle ore 08:02 |
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parole,
va male
Il discorso di Barak Obama.
It was a creed written into the founding documents that declared the destiny of a nation.
C'era un credo scritto nei documenti dei padri fondatori che dichiarava il destino di una nazione.
Yes we can.
Sì noi possiamo.
It was whispered by slaves and abolitionists as they blazed a trail toward freedom.
Era sussurrato dagli schiavi e dagli abolizionisti che tracciarono la via verso la libertà.
Yes we can.
Sì noi possiamo.
It was sung by immigrants as they struck out from distant shores and pioneers who pushed westward against an unforgiving wilderness.
Era cantato dagli immigranti che vennero da coste lontane e da pionieri che si spinsero verso ovest contro una impietosa natura selvaggia.
Yes we can.
Sì noi possiamo.
It was the call of workers who organized; women who reached for the ballots; a President who chose the moon as our new frontier; and a King who took us to the mountaintop and pointed the way to the Promised Land.
Era la chiamata dei lavoratori che si organizzarono; delle donne che ottennero la scheda elettorale; di un presidente che scelse la luna come nostra nuova frontiera; e di un re (King come Martin Luther King) che ci portò in cima alla montagna e indicò la strada per la terra promessa.
Yes we can to justice and equality.
Sì, noi possiamo avere giustizia ed eguaglianza.
Yes we can to opportunity and prosperity.
Sì, noi possiamo avere opportunità e prosperità.
Yes we can heal this nation.
Sì, noi possiamo guarire questa nazione.
Yes we can repair this world.
Sì, noi possiamo riparare questo mondo.
Yes we can.
Sì noi possiamo.
We know the battle ahead will be long, but always remember that no matter what obstacles stand in our way, nothing can stand in the way of the power of millions of voices calling for change.
Sappiamo che la battaglia sarà lunga, ma ricordiamoci sempre che non importa quanti ostacoli troveremo sulla via, niente può fermare sulla via del potere milioni di voci che vogliono il cambiamento.
We have been told we cannot do this by a chorus of cynics...they will only grow louder and more dissonant ........... We've been asked to pause for a reality check. We've been warned against offering the people of this nation false hope.
Un coro di cinici ci ha detto che non possiamo fare questo... il rumore che faranno crescerà e diventerà ancora più dissonante... Ci hanno chiesto di fare una pausa per verificare la realtà. Ci hanno messo in guardia dall'offrire al popolo di questa nazione false speranze.
But in the unlikely story that is America, there has never been anything false about hope.
Ma nell'incredibile storia che è l'America, non c'è mai stato niente di falso a proposito della speranza.
Now the hopes of the little girl who goes to a crumbling school in Dillon are the same as the dreams of the boy who learns on the streets of LA; we will remember that there is something happening in America; that we are not as divided as our politics suggests; that we are one people; we are one nation; and together, we will begin the next great chapter in the American story with three words that will ring from coast to coast; from sea to shining sea.
Adesso le speranze di una ragazza che va in una scuola fatiscente a Dillon sono uguali ai sogni di un ragazzo che impara sulle strade di Los Angeles; noi ricorderemo che sta succedendo qualcosa in America; che noi non siamo divisi come i nostri politici suggeriscono; che noi siamo un popolo; che noi siamo una nazione; e che insieme noi cominceremo il prossimo grande capitolo della storia americana, con tre parole che risuoneranno da costa a costa; da mare a mare.
Yes. We. Can.
Sì. Noi. Possiamo.
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faith70 alle ore 10:54 |
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parole
i miei bambini si sono svegliati per mangiare, poi nicolò si è riaddormentato mentre sveva ada l'ho portata con me in salone...ho acceso la tv ed il mio cuore è scoppiato di gioia....barak obhama presidente degli stati uniti d'america...un passo grande....e di speranza..speriamooooooooo. Un giorno racconterò ai miei figli che il giorno in cui l'america ha eletto il primo presidente afroamericano loro erano svegli a guardare questo momento storico fondamentale. buon lavoro presidente
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faith70 alle ore 05:06 |
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novitĂ ,
va bene
quelle che nicolò e sveva ada non stessero crescendo bene. Ieri il nonno finalmente li ha visitati (tremendo avere il pediatra infamiglia hi hi)
misure di nicolò:
peso 5,760
circonferenza cranica cm 40,5
lunghezza cm 63
misure sveva ada:
peso 5,930
circonferenza cranica cm 39,8
lunghezza cm 60 ( mi sa che è piccola come la sua mamma...ma bella bella come lei, ecco)
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faith70 alle ore 16:15 |
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famiglia,
stati danimo,
va bene
non l'ho visto tutto causa stanchezza cronica ma mi ha colpito un pensiero di veltroni...quando ha detto che questo governo ha vinto le elezioni, è in carica per questa legislatura, ma sembra comportarsi come se ormai avesse preso il potere...insomma senza nemmeno celare le parole ha detto che questo governo sta isitutendo il regime...ed è vero ahimè, tanto vero che ho i brividi, guardando i miei figli, al pensiero di cosa li aspetta, di cosa ci aspetta...ma io già lo sapevo da un belò pò quando hanno iniziato a vietarci i più basilari diritti costituzionali. Nei miei 38 anni di vita non avevo mai sentito nessuno minacciare l'intervento della polizia in pubbliche manifestazioni garantite costituzionalmente. non avevo mai sentito un uomo rimangiarsi dopo venti minuti una cosa così grave. e vedo gente che è quasi scocciata che si parli continuamente del decreto gelmini ed io sempre più mi chedi se questa gente abbia contezza del futuro che sta lasciando ai propri figli. ieri quando ho visto le piazze ed anche la mia università gremita di gente e di ragazzi mi è aperto il cuore...esistono ancora ragazzi che combattono per i loro diritti e allora forza non abbiate paura urlate infrangete questo assordante silenzio a cui ci vogliono ridurre.
"E' cominciato il travaglio dell'amore. Sarai una mamma fino a quando esalerai l'ultimo respiro"
Questa è una frase che sento bellissima, trovata nel libro di tracy hogg "il linguaggio segreto dei neonati".
Prima che nascessero ero terrorizzata dall'idea che non sarei stata in grado di fare la madre, di non avere pazienza (non è che sia una persona paziente io), di non capirli.
Stamattina sono fisicamente pezzi, sveva ada ieri ha deciso di piangere dalle 19.00 all'una di notte senza apparente motivo, forse un pò di mal di pancia, forse caldo...eppure ero quasi certa ormai di capire i bisogni dei miei figli ed ogni volta che ne sono certa succede qualcosa che non mi fa capire cos'hanno e mi viene un dolore dentro, mi sento impotente. E' vero non c'è nessun amore travagliato come quello per un figlio, nessun amore che ti possa concedere una felicità così pura ed una disperazione così illimitata.
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faith70 alle ore 06:52 |
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parole,
famiglia,
stati danimo
da un pò di giorni penso e ripenso con il cuore grosso e colmo di amore..ripenso che l'anno scorso in questi giorni ero pronta per la mia "ultima" icsi quella che io consideravo l'ultima (chissà se poi lo sarebbe davvero stata) perchè ero stanca, abbattuta e soprattutto ormai sicura che io mai e poi mai sarei diventata madre, per lo meno non di pancia. L'anno scorso il 14 ottobre i miei ovociti si sono incontrati con i suoi spermatozoi e forse per la prima volta si sono piaciuti, forse hanno capito che io non avrei più cosparso il mio viso di lacrime, non avrei più permesso che il cuore mi dolesse quasi fisicamente, non avrei più consentito di vedere gli occhi lucidi di mio marito che cercava in tutti i modi di rassicurarmi sapendo che lui forse "papà" non lo avrebbe mai chiamato nessuno. In questi giorni riesco quasi di nuovo a sentire tutte le sensazioni terribili dei giorni che hanno preceduto quel bellissimo 10 novembre quando una voce al telefono mi disse che le mie beta erano più di 500, riesco a sentire tutta l'angoscia del giorno prima quando i dolori mestruali non lasciavano presagire nulla di buono. Oggi nella stanza qui accanto ci sono i NOSTRI figli..ci sono nicolò e sveva ada...lì in quella stanza ci sono due pezzetti della nostra vita, quei due puntelli nel cuore che hanno ricostruito come due piccole impalcature le pareti di me stessa, della Luciana arrabbiata con il mondo, della Luciana dura e imperscrutabile...loro piano piano dan un lato ricostruiscono e dall'altro scalfiscono le pareti rocciose che con tanta determinazione ho provveduto a costrurmi in questi anni.
ore 7.00 del 7 giugno 2008 sono a letto ormai sveglia con il pancione "deformato" dal risveglio di Nicolò e Sveva Ada. Ad un tratto sento un dolore...diverso da quello causato dai soliti calci dei piccoli. Comincia ad impadronirsi di me una strana inquietudine. Penso di dire ai miei di non andare in campagna questo week end ed intanto aspetto che arrivi un altro dolore, magari quello di prima era una contrazione. ma niente; così mi tranquillizzo...ho fame perciò mi alzo e mi preparo un tè ed intanto penso e sento che questa sarà una giornata strana. Non faccio a tempo a registrare nella mente questo pensiero che sento scorrermi fra le gambe un liquido caldo...non è possibile sbagliare...ho rotto le acque...ho solo il riflesso di trattenerlo con la mano e mi avvio abbastanza velocemente verso la camera da letto dove mio marito sta ancora sonnecchiando e gli dico :" mi si sono rotte le acque" e lui: "Oh madonna!"..a pensarci ora mi viene da ridere a ricordare il suo tono ansiogeno. Adosso ho una tshirt bianca di mio marito (negli ultimi tempi non mi entrava più nessuna camiacia da notte), mi infilo un pantalone nero della tuta ed n paio di infradito, prendiamo la valigia e voliamo fuori di casa. E' sabato, sono le 8,30 eppure c'è traffico, il mio gine non risponde, io sono alla 34esima settimana più 3 giorni ed io ho una paura fottuta che qualcosa vada storto. Arriviamo in ospedale in conteporanea con mio padre, sono gà un pò più tranquilla e nel frattempo riusciamo anche a rintracciare il mio gine. Mi portano in sala parto e mi attaccano al tracciato..i bambini stanno bene per fortuna. Arriva il mio ginecologo, finalmente, e mi dice di stare tranquilla che andrà tutto bene e che fra un pò abbraccerò i miei bambini...che sento...sento ancora che scalciano, per fortuna. mi portano in sala operatoria, c'è l'anestesista che conosco, mi spiega come si fa l'epidurale e dopo poco procede, ma io sto bene ho solo molto freddo. incidono...non sento niente..solo tanta voglia di vedere i miei bambini...l'anestesista mi dice che fra un pò sentirò una forte pressione e non riuscirò a respirare ma solo per pochi istanti...e succede esattamente così solo che dopo mezzo attimo sento il mio ginecologo dire: "Ecco Nicolò" sono le 10,35 e nello stesso istante lo sento piangere forte....e comincio a piangere talmente forte che mi manca il respiro...è un pianto liberatorio da cui non riesco a fermarmi, le lacrime scendono forti mentre l'anestesista mi accarezza il viso...me lo gira e vedo il mio bambino, lo bacio mentre tirano fuori anche Sveva, sono le 10,37, anche lei strilla ed io continuo a piangere mentre il cuore si fa un pò più leggero. Mi dicono che stanno bene. Nicolò ha un indice apgar di 8.9 e pesa 1,730, mentre sveva ha un apgar di 7.9 e pesa 2,080. Bacio anche lei e poi me li portano via. Mi sarà detto poi che è stato Nicolò ha rompere il suo sacco. Mi hanno anche detto che quando hanno portato fuori i bambini, mia madre e mio marito piangevano...ed è qualcosa che non avrei mai voluto perdere. Sveva ha i polmoni ancora un pò chiusi, verrà tanta una settimana in tin, ma grazie a Dio sta bene. Quando più tardi mio marito è venuto da me, aveva uno sguardo che non dimenticherò mai più...quello sguardo perfetto, in cui pensi che la tua vita sia finalmente esattamente come la desideravi. Non sarà sempre così...ma da quel giorno è così che ci sentiamo.Non mi interessa la stanchezza, mi basta guardare i miei figli per accorgermi che non c'è davvero niente che mi emozioni più di loro. Mercoledì siamo finalmente tornati tutti a casa adesso inizierà un periodo faticoso, ma io sono talmente felice che credo davvero che sarò strafelice lo stesso.
Allora oggi ho fatto la visita, Nicolò cresce poco quindi dovrebbero nascere entro il 23 giugno probabilmente proprio il 23. cmq venerdì prossimo ho un'altra visita per vedere se è cresciuto un altro pò. se è cresciuto si aspetta il 23 sennò li fanno nascere anche prima. e poi dicono che le mamme certe cose non le sentono. io sentivo che c'era qualcosa, avevo una strana sensazione.
cmq vi metto le misure.
Nicolò:
bdp 83
cc 289
ca 264
lf 65
Sveva:
bdp 82
cc 287
ca 306
lf 63